Il Carnevale dele barche – racconto di Tono di Barbottino | Carnevaldarsena 2017 - il rione Darsena - Carnevale di Viareggio

Il Carnevale dele barche – racconto di Tono di Barbottino

Nisssuno lo sa, ma le sere che in Darsina c’è il baccanale, che l’odori dele ‘ucine ti fano ‘ngolla’, che le musie ti mettino i ssaltelli sotto ‘ppiedi, che in via Coppino ‘un c’è più posto per camina’ e la gente è acceata da’ riflettori, quele sere lì, ‘un s’è mai saputo, ma succede una ‘osa che a raccontalla ‘un ci si crederebbe.
Eppure tutte le barche ormeggiate nel porto e nele darsine, nel pieno del baccanale, mentre tutti èno occupati per conto suo, aisino attente la pruga, drizzino i ppennoni, puntino i bompressi e, giustamente incuriosite da tutto vel putiferio, voglino sape’ che succede. E siccome anco lòro ‘un voglino resta’ indietro a nissuno, proprio quando tutta la gente è occupata chi a ‘ngolfassi di frittura e di polpo, chi a balla’ da una parte e dall’altra, chi a imbriaassi a sede su’ ccordoloni de’ mmarciapiedi e chi col naso per aria a guarda’ ‘ffanali e tutti èno mezzi rimbecilliti di musie, di luce, di ‘onfusione e di baldoria, lòro zitte zitte si dano la via.
E allora è tutto uno sgrovigliassi di cime, un mollassi di sagole, uno sbatacchio di pennoni, uno strizzamento di parabordi, uno sciacquio di carene. E po’ i ggozzi s’immascherino a jotti, li jotti per sembra’ sommergibili si mettino addosso del’enormi teli neri, i ppescherecci empino tutte le ceste di coriandoli e po’, co’ lo jotte più fanfano e pottaione in testa, via, chiotte chiotte lungo ‘l canale in un lungo silenzioso corteo. Chiude la sfilata la barca del’Artiglio per vede’ che nissuno sia rimasto indietro. Quelle che sortino dale darsine fano alza’ la passarella e via in mare aperto.
Viareggio è già lontana. Le luce dela città èno soltanto una lunga striscia luminosa sull’orizzonte. Che mare nero! Che silenzio!
Ma quel silenzio lì dura pogo: al segnale dela motovedetta dela Capitaneria, si scatena il putiferio: attacchino a  sona’ tutte le sirene, comincino i ccaroselli, i ppescherecci viareggini vano a balla’ co’ le barche straniere (ce n’è di inglesi, di norvegesi, di saudiane)…I fforibordo s’imbiaino subbito di coriandoli, l’elegantissimi jotti ‘un s’avvergognino nemmeno più a strusciassi alle grezze lampare, è tutto uno strizza’ di gubie, un ammicca’ di bompressi, uno sbatacchiamento di timoni, un frullio d’eliche, e lì gira, e lì sbruffa, e lì fischia…Insomma un casino dell’altro mondo.
‘Un ci si crede, ma perfino i ddolfini che pure en pesci allegri e gioiosi, restino tutti a bocca aperta da tanto che una festa ‘osì ‘un l’hano mai vista.
E po’ che succede? E po’ succede che doppo una nottata di bagordi di vela fatta lì, tutte le barche, un po’ po’ abbracchite, prima che facci giorno ritornino zitte zitte a’ ssu’ ormeggi, si rimettino al su’ posto e l’indomane rièno lì tutte in fila come nulla fosse e ti guardino con quell’aria scoglionata come di di’:
“Noi? E chi s’è mosso!”
N’ate d’an cane, hai ‘nteso che muso che hano! Sembravino personcine tanto ammodino. O da chi avranno ‘mparato?
Vatti a fida’ dele barche te!
Tono di Barbottino

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