E’ più grande la mia! No, la mia… Parliamo di padelle adibite alla frittura del pesce. La sfida a chi ‘ce l’aveva più grossa’ si manifestò, ancora negli anni ’60 tra Viareggio e Camogli. In primavera – per iniziativa dei pescatori trabaccolari – veniva approntata in via Coppino, nei pressi della pesa pubblica, una gigantesca padella per la frittura di pesce, che veniva distribuito con grande soddisfazione dei presenti. Camogli, borgo marinaro della riviera ligure di Levante, vantava appunto la “padella più grande del mondo”. Guardate, dicevano i darsenotti, che anche la nostra maxi padella, quanto a dimensioni, non scherza.

Nessuno si prese la briga di misurare il diametro dei padelloni, ma è certo che il primo seme della Trabaccolar Cooking era stato lanciato.

Arrivano gli anni ’70 e la sfilata tradizionale dei carri entra in crisi. Al Comitato carnevale – la Fondazione non c’era ancora – si spremettero le meningi e inventarono una soluzione. Riportare il Carnevale nei quartieri, dov’era nato. Vennero così preparate tre piccole, particolari costruzioni, battezzate “carri di Tespi carnevaleschi” o “isole dell’allegria”, mini teatri semoventi a bordo dei quali si cantava e si suonava. Le “isole” fecero il loro debutto nel primo corso mascherato del 1970 e nei giorni infrasettimanali si spostarono nei rioni, che ospitarono sette serate di spettacolo musicale. Fu un buon successo, in particolare nel rione Darsena che ospitò il gran finale il 7 febbraio 1970, sfoderando in quell’occasione la sua maxipadella.

Un vero trionfo, tant’è che l’anno successivo, il 1971, il Comitato carnevale chiese al Cro Darsene e all’Amap di ripetere la festa. Cosa che avvenne sabato 20 febbraio 1971, sotto la guida da Danilo Fedeli. Con cinque punti per il ballo e una cucina all’aperto era nato il Carnevaldarsena e subito tutti acclamarono la novità.